.
Annunci online

archeopterix
Riflessioni quotidiane di un giovane comunicatore


Diario


10 giugno 2011

Annozero, ascolti record per l'ultima puntata

Ascolti record per la puntata di chiusura di "Annozero" su Rai 2. Ieri sera (giovedì 9 giugno 2011) la trasmissione di Michele Santoro è stata vista da una media di 8 milioni e 389 mila spettatori pari al 32,29% di share.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Santoro televisione Annozero

permalink | inviato da archeopterix il 10/6/2011 alle 10:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


19 gennaio 2009

Un ricordo Bettino Craxi, il più grande statista italiano

Il 19 gennaio di nove anni fa ad Hammamet in Tunisia moriva per un arresto cardiaco Bettino Craxi, due volte presidente del Consiglio, il primo socialista a ricoprire la carica di premier, parlamentare per 26 anni e per 16 leader del Psi. Craxi e' stato uno dei principali protagonisti della scena politica italiana negli anni della prima Repubblica, sia sul fronte interno che in quello della politica estera ed economica, e sul versante delle riforme.

Craxi nasce a Milano il 24 febbraio del 1934. Inizia giovanissimo ad avvicinarsi alla politica e nel 1953, a diciannove anni, entra a far parte della federazione milanese del Partito socialista. Quattro anni dopo viene eletto nel Comitato centrale del partito. Nel 1965 e' componente della Direzione nazionale del Psi. Dopo un'esperienza come assessore a Milano, nel 1968 viene eletto per la prima volta in Parlamento. Nel 1970 Craxi diventa vicesegretario del partito, nominato da Giacomo Mancini. Due anni dopo, con l'elezione a segretario di Francesco De Martino, Craxi e' confermato nel suo ruolo di vice, ricevendo l'incarico di curare i rapporti internazionali del partito.

Nel 1976 si apre nel Psi una grave crisi, e alla ricerca di un rilancio, il 16 luglio nel congresso all'hotel Midas a Roma Craxi viene eletto segretario, dimostrando subito di non essere un segretario 'di transizione' e nominando suoi collaboratori personalità nuove, alcune molto giovani, dando inizio a quella che poi sara' ribattezzata la 'rivoluzione dei quarantenni'. Nel 1978, durante il sequestro Moro, Craxi e' l'unico leader politico a dichiararsi disponibile ad una trattativa con le Br.

Nel 1983 Craxi e' all'apice della sua carriera politica e diventa il primo esponente socialista a guidare il governo, sostenuto dal pentapartito. Il suo nome e' legato ad eventi rilevanti, come la firma del nuovo Concordato con la Chiesa, il contestato taglio di 4 punti alla scala mobile, ottenuto con la sola concertazione di Cisl e Uil, la battaglia agli evasori fiscali nel commercio al minuto, condotta con le “armi” dell'obbligo del registratore di cassa e dello scontrino fiscale. E' degli anni del governo Craxi anche il decreto che consente a Silvio Berlusconi di poter 'riaccendere' le sue tv dopo l'oscuramento deciso da un pretore. Resta invece un “inutile abbaiare alla luna”, come lo definì non senza amarezza lo stesso Craxi, il progetto di una grande riforma costituzionale in senso presidenzialista: mai in Parlamento e' stato possibile raggiungere una maggioranza che consentisse questa svolta riformatrice.

Craxi e' protagonista anche in politica estera, a cominciare dall'appoggio convinto alla causa palestinese: intreccia relazioni diplomatiche con l'Olp e con il suo leader Yasser Arafat, di cui diventa amico personale. Ma l'episodio piu' noto e' quello della crisi di Sigonella, del 1985, quando alcuni terroristi palestinesi “sequestrano” la nave da crociera italiana Achille Lauro con il suo carico di passeggeri. Craxi si oppone all'intervento chiesto dal presidente Usa Ronal Reagan, sostenendo che il reato e' stato commesso in territorio italiano e che quindi solo la giustizia italiana ha il diritto di giudicare i componenti del commando. Nel 1989 Craxi forma con i Dc Andreotti e Forlani un'alleanza di ferro, il Caf, ed e' rieletto segretario del Psi con una maggioranza schiacciante. Ma si avvicina il ciclone di Tangentopoli e nel 1992 il leader del Psi pronuncia un duro discorso alla Camera sul finanziamento ai partiti. Le indagini dei magistrati milanesi proseguono e lo stesso Craxi e' costretto a dimettersi da segretario. Il 29 aprile del 1993, quando la Camera nega l'autorizzazione a procedere, Craxi pronuncia un altro famoso discorso.

Il giorno successivo il leader socialista viene fatto oggetto di un ingiusto lancio di monetine da parte di una piccola folla riunitasi davanti all'hotel Raphael, nel cuore di Roma, 'residenza' capitolina dell'ex premier. Il 5 maggio del 1994 il leader del Psi decide di lasciare l'Italia alla volta di Hammamet, in Tunisia, da dove pero' rinnovera' le sue dure critiche ai giudici di Milano. Malato di diabete da anni e affetto da un tumore ad un rene, Craxi muore il 19 gennaio del 2000 per un arresto cardiaco.


5 gennaio 2009

Gianni Chiodi, primo giorno da presidente della Regione Abruzzo

Uscire prima possibile dal Piano di rientro del deficit sanitario, ridurre le spese della politica, premiare il merito ed il welfare, lavorare secondo un proprio, rigido, codice etico. Sono queste le priorità delineate da Gianni Chiodi, neo governatore della Regione Abruzzo, durante il primo incontro con la stampa da presidente insediato, a palazzo Centi, all'Aquila. Chiodi ha voluto subito chiarire che ogni toto-assessore comparso sui giornali è frutto di pura fantasia. Rientrato da una vacanza in Egitto con la famiglia, il presidente ha detto che lavorerà sin da subito sulla composizione della Giunta “che sarà verosimilmente pronta entro la metà del mese”. Chiodi èstato incalzato da una raffica di domande su quelli he sono i temi caldi, politici ed amministrativi, dell'Abruzzo. Sull'ipotesi di un inasprimento fiscale, avanzata dal commissario ad acta per la Sanità, Gino Redigolo, il presidente ha replicato: “Faremo di tutto per evitare nuove tasse. Sicuramente onoreremo l'impegno preso con il Governo centrale. Se ci saranno dei sacrifici da fare, li faremo. L'ho detto, il 2009 sarà un anno difficile e ci sarà da soffrire. Di sicuro non ci comporteremo più come le cicale, ma punteremo ad una gestione della cosa pubblica più sana ed equilibrata. Ci saranno tagli e risparmi, è vero, ma non per progetti di qualità, per le imprese e per il sociale”. Il presidente si è detto certo di dover adottare anche scelte impopolari che genereranno malumori e proteste. “Ci troviamo di fronte ad un sentiero stretto”, ha spiegato, “ma è l'unico che una classe politica responsabile può percorrere. Dirigenti ed apparati burocratici sono sul ponte del Titanic. I cittadini hanno perso la fiducia in loro. Ecco, bisogna invertire la rotta, cambiare un retaggio culturale che pensa che di fronte al disastro non ci sia nulla da fare. Molti politici la pensano in questo modo e non ci sarà spazio per loro”. Gianni Chiodi, ha assicurato che si darà un proprio codice etico, che porterà avanti per i 5 anni di legislatura, e sull'attuazione del quale potrà alla fine essere giudicato. “Per il bene degli abruzzesi farò quanto nelle mie possibilità”, ha ribadito, “ma non intendo perdere la mia dignità per fare il presidente della Regione. Io, fortunatamente, non vivo solo di politica”. Nel corso dell'incontro, Chiodi ha affrontato anche altri argomenti di attualità: il fisiologico clima conflittuale tra Consiglio e Giunta regionale (“che mi opererò per rimuovere”), la discutibile gestione di ambiti strategici quali i trasporti, la sanità e l'acqua, lo spoil system (“che attuerò in maniera non automatica ma valutando anche il merito”), il federalismo, da lui definito ''uno stimolo per capire e misurare l'efficienza di una Regione”.


26 novembre 2008

Quelle malefatte del PD in Abruzzo

Le elezioni in Abruzzo (in programma il 14 e 15 dicembre prossimi) stanno mettendo in luce una serie di cattivi comportamenti da parte del Partito Democratico locale, che tanto democratico non è. La situazione è evidente. Si va al voto dopo le note vicende che hanno portato in galera l'ex presidente PD della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, e coinvolto alcuni esponenti della sua giunta di centrosinistra. Inoltre, la Giunta di centrosinistra è stata protagonista, qualche settimana fa, dell'assunzione in massa di portaborse e parenti vari, generando un altro scandalo italiano.

Alle elezioni, tra i cinque candidati, risulta favorito il candidato della coalizione di centrodestra, Gianni Chiodi, già sindaco di Teramo, e persona praticamente inattacabile sul piano personale, pubblico e politico. Il centrosinistra è arrivato invece alla candidatura di Carlo Costantini (deputato dell'Italia dei Valori) dopo un ricatto politico che ha visto primeggiare Antonio Di Pietro (per molti il vero leader del centrosinistra in Abruzzo) nei confronti del "partito del malaffare", il PD appunto. E così, non sapendo dove andare a parare, che fa il centro sinistra? Se la prende con uno spot (tra l'altro mai andato in onda) che parla ai giovani di "imprenditorializzazione" (cioè di iniziative volte ad aiutare i giovani per farli diventare imprenditori). E il centrosinistra, che si ripresenta nella coalizione prodiana (con Rifondazione, Comunisti Italiani, Rifondazione, Sinistra, Verdi ecc. ecc. ecc.) parla di "voto di scambio". Sullo stesso tema è intervenuta anche la Destra, scontenta di dover andare alle elezioni da sole. Su questo argomento ho letto nella sola giornata di ieri ben 20 articoli usciti su testate nazionali, per non parlare dei siti web ecc. Ho notato che, nonostante leggi sull par condicio, in pochi hanno ascoltato il diretto interessato e soprattutto si è preferito dare più spazio agli accusatori che agli accusati (come spesso avviene).

Così ho provato a riepilogare questa vicenda. Per l’iniziativa “Tutti i giovani per il presidente” sono stati realizzati diversi provini di spot per pubblicizzare l’iniziativa che poi si è svolta nelle giornata di sabato 22 e domenica 23 novembre 2008 in alcuni comuni abruzzesi.

 

Lo spot oggetto della polemica, non approvato e non destinato a nessun circuito, è finito per errore (a causa di uno scambio di Dvd) sul sito di Gianni Chiodi nella giornata di venerdì 21 novembre 2008. Lo spot è stato on line per poco meno di due ore. Infatti, lo staff di Gianni Chiodi si è subito accorto dell’errore e lo ha subito rimosso.

 

Nel frattempo un sito web amatoriale è riuscito ad asportare lo spot e a pubblicarlo (senza nessuna autorizzazione e violando quindi i diritti di proprietà) sul proprio sito Internet e successivamente inserito su YouTube e ripreso da altri siti. Da lì è nata una polemica in sordina da parte di Rifondazione Comunista e poi La Destra. L’argomento è stato rilanciato lunedì mattina dal sito Internet del quotidiano La Repubblica, ed è poi rimbalzato su altri organi di informazione. Da lì si è scatenato il putiferio per il "voto di scambio". Eppure nello spot non si parla di posti di lavoro ecc. Se uno di dice vogliamo capire quali sono le necessità per fare una formazione per avviare i giovani all'imprenditoria (e questo nello spot si capisce chiaramente) come si fa a parlare di posti di lavoro?

E' proprio vero. Il centrosinistra predica la Quaresima per gli altri e il Carnevale per se stessa....


Riporto sull'argomento l'intervento dell'On. Giorgio Clelio Stracquadanio alla Camera.

Signor Presidente, intervengo per replicare in ordine alla questione concernente le elezioni in Abruzzo. Così come è stata riportata dal collega che non ho visto prima, perché ero distratto e chiedo scusa, ma ho ascoltato bene - dire che si tratti di voti di scambio e che il candidato presidente Chiodi si sia comportato in un video televisivo come quello che prometteva mezza moneta prima e mezza moneta dopo, mi sembra una cosa che non sta in piedi dal punto di vista logico. Infatti, se qualcuno vuole fare la mezza banconota prima e la mezza banconota dopo, lo fa di nascosto, e non alla luce del sole di una televisione.

Forse non è stato compreso - ed è questa la ragione per cui il video è stato tolto - il significato per cui il candidato presidente Chiodi ha preso quell'iniziativa, che io condivido totalmente. Nel momento in cui ci si candida a guidare un processo politico di una regione che ha tra i suoi compiti quello dello sviluppo economico del suo territorio, l'incentivare la selezione dei migliori, raccogliendo i curricula nel momento in cui si scende sul campo elettorale, è un modo addirittura provocatorio (ma giustamente provocatorio) per dire che si passa di qui non per lasciare l'obolo o per associarsi alla clientela, come si fa di nascosto nelle sedi dei partiti. Ci si mette, invece, in televisione, si dice dov'è la bancarella e si invita a portare le vostre referenze, perché i migliori di voi potranno essere avviati ad una carriera di carattere imprenditoriale. In questo modo, sulla base dei curricula che avremo ricevuto dal territorio e delle competenze che avremo individuato e fatto così emergere, potremmo lanciare progetti che siano coerenti con quello che abbiamo.

Si tratta di una forma un po' innovativa, ma è talmente pubblica e trasparente nella sua procedura che non vi è alcuno scambio possibile. Anche perché, Presidente, evidentemente i colleghi ritengono che vi sia un controllo del voto nelle cabine di tipo così penetrante per il quale io posso sapere come ha votato non lei, signora Presidente, perché lo dice pubblicamente, ma come ha votato un mio concittadino, di cui non ho cognizione dell'espressione del voto. Tuttavia, mi dicevano un tempo che lo sapevano attraverso il meccanismo delle preferenze, che mi pare che sia ritenuto dall'opposizione un meccanismo trasparente e limpido.

Al contrario, se riteniamo tutti - come penso che si debba ritenere - che il voto è innanzitutto segreto (ed è libero grazie alla sua segretezza), l'iniziativa del presidente Chiodi, ai miei occhi, non ha nulla del voto di scambio, ma ha molto della provocazione intellettuale per chi oggi in Abruzzo non sta proponendo il merito dei migliori ma la galera per gli altri.


24 gennaio 2008

Quando Benedetto divenne Bettino, un grande libro per (ri)scoprire Craxi

Un "duplice atto d'amore" verso la Milano dei primi anni '60, che andava incontro alla modernizzazione e verso Bettino Craxi, negli anni della formazione politica di quello che sarebbe diventato il leader del Psi nel 1976. Cosi' l'ex direttore de L'Avanti Antonio Ghirelli definisce il libro di Paolo Pillitteri, "Quando Benedetto divenne Bettino", che lo stesso autore, cognato di Craxi ed ex sindaco di Milano, ha presentato ieri sera a Roma. Un libro che consiglio di leggere a tutti i miei coetanei che vogliono abbracciare la politica, utile per capire gli esordi del piu' grande esponente politico che l'Italia abbia mai avuto, e soprattutto per cercare di allontanare i pregiudizi che arrivano purtroppo da certa sinistra.

"Bettino in quegli anni era un giovane che aveva fiducia nei giovani e nel proprio Paese. Una fiducia che non e' mai venuta meno negli anni successivi. Ti diceva le cose come stavano", ha ricordato Pillitteri, "ma era anche ruvido, brusco, autorevolmente autoritario nel senso positivo del termine. Ma erano anche questi tratti del suo carattere che ti affascinavano". E poi, un amore viscerale per Milano, "un legame quasi leghista", dice Pillitteri. Un ritratto inedito del giovane Craxi, quello che emerge dal libro pubblicato dalle Edizioni Spirali, al quale hanno contribuito con il loro racconto gli ospiti presenti: Carlo Rossella, Emanuele Macaluso, Lino Jannuzzi, Antonio
Ghirelli. Era stata annunciata anche la presenza di Pier Ferdinando Casini, che pero' ha dovuto disertare l'impegno perche' impegnato alla Camera nel dibattito sul Governo. L'ex presidente dell'Assemblea di Montecitorio, tuttavia, non ha fatto mancare il proprio contributo giunto nella sala che ospitava la presentazione del libro di Pillitteri con un messaggio: "Craxi", dice Casini, "e' stato un sicuro protagonista della modernizzazione della sinistra italiana; ha rafforzato il profilo internazionale dell'Italia, e' stato un politico a tutto tondo, un leader che le idee chiare". A svolgere il ruolo di moderatrice, Paola Palombelli.


18 dicembre 2007

Il Psi e gli euromissili

 

Al convegno su "Craxi e gli euromissili" che si e’ tenuto nei giorni scorsi a Palazzo Giustiniani, era presente Lelio Lagorio che ricoprì un ruolo chiave nella vicenda della base missilistica di Comiso. Fu lui, infatti, a guidare il ministero della Difesa nel cruciale triennio 1980-1983. Dalle dichiarazioni di Lagorio ho cercato di ripercorrere le tappe di quella fase storica, che ha visto protagonista Bettino Craxi, figura centrale e fondamentale della politica italiana e che, a distanza di anni dalla sua morte, merita di essere rivalutata, al di la’ dei fatti di Tangentopoli.

"Oggi tutti i commentatori politici concordano nel ritenere che l'installazione degli euromissili a Comiso rappresentò un salto di qualità per la nostra politica estera - dichiara -. Voglio aggiungere che in quel momento inizio' un new deal italiano che ebbe ripercussioni altrettanto importanti nella storia della politica interna del nostro paese". Il ruolo chiave nella vicenda degli euromissili venne svolto dal Psi. "Perché il nostro Parlamento desse il proprio assenso al programma di riarmo missilistico della Nato - spiega Lagorio -, occorreva una maggioranza che non c'era. Il Pci era assolutamente contrario e quindi divenne decisivo il Psi che in quel momento, siamo alla fine del 1979, non faceva parte del governo guidato da Francesco Cossiga. Senza l'appoggio del Psi non ci sarebbe stata la maggioranza per approvare il programma della Nato. E se l'Italia non lo avesse approvato, il programma sarebbe caduto del tutto perché il cancelliere tedesco Helmut Scmhidt aveva detto che senza la partecipazione italiana anche la Germania si sarebbe tirata indietro".

All'interno del Psi la decisione di dare il via libera agli euromissili fu estremamente sofferta. "Nel novembre 1979 - ricorda Lagorio- tenemmo una direzione del partito molto tesa, che duro' otto ore, nel corso della quale presero la parola tutti i big. L'incontro si apri' con la mia relazione, che avevo preparato con Stefano Silvestri dell'Istituto degli affari internazionali (Iai), alla quale si opposero la sinistra di Riccardo Lombardi e il centro di Francesco De Martino. Abile fu Bettino Craxi che alla mia relazione fece aggiungere quella che venne definita la 'clausola dissolvente': nel caso i sovietici avessero fermato o cancellato il loro rafforzamento missilistico, l'Italia si sarebbe tirata fuori dal programma di riarmo della Nato. Nonostante questa clausola, alcuni socialisti non si presentarono in Parlamento il giorno della votazione e altri come De Martino dissero di votare solo per disciplina di partito. Nel giro di poche settimane, inoltre, ci fu un tentativo della sinistra e del centro per rovesciare la segretaria Craxi ma la manovra non riusci' perche' la sinistra perdette il sostegno di Gianni De Michelis".

L'accettazione da parte del Psi degli euromissili modificò completamente il quadro della politica interna. Nell'aprile 1980, i socialisti entrarono nel secondo governo Cossiga e Lagorio assunse la carica di ministro della Difesa che avrebbe tenuto fino all'agosto 1983 anche nei successivi governi Forlani, Spadolini e Fanfani."La scelta degli euromissili - spiega Lagorio - seppellì definitivamente la possibilità del compromesso storico e aprì un nuovo scenario politico. La Dc, infatti, preso atto del fallimento di accordarsi con il Pci, rilanciò un'offerta di alleanza al Psi che in quel momento era fuori dal governo. Come socialisti prendemmo al balzo questa opportunità e così nell'aprile 1980 nacque la nuova esperienza di centrosinistra che, a differenza di quello Moro-Nenni, aveva una qualità in piu': il Psi non accettava di fare da supporto alla Dc ma mirava alla leadership, che infatti sarebbe arrivata tre anni dopo con Craxi a Palazzo Chigi". L'opposizione al riarmo missilistico della Nato mise in seria difficoltà il Pci. "Solo pochi anni prima - ricorda Lagorio - Enrico Berlinguer aveva compiuto lo sforzo di ridurre i legami con l'Urss a tal punto che aveva dichiarato di sentirsi piu' sicuro sotto l'ombrello protettivo della Nato. Quando però si pose la questione degli euromissili, il Pci smentì tutto quanto e, quasi sentendo una sorta di richiamo della foresta, si pose dalla parte dell'Unione Sovietica. Credo che Berlinguer abbia sofferto per quella decisione a cui si accodo' anche l'ala migliorista guidata da Giorgio Napolitano. Con quella scelta i comunisti tornarono indietro di parecchi anni e ancora piu' indietro sarebbero tornati promuovendo pochi anni dopo il referendum sulla scala mobile".

L'allora capo del governo Cossiga faticò a convincere la Dc sulla scelta missilistica? "No - risponde Lagorio -. Cossiga fu il demiurgo di quella scelta perché dopo aver parlato con Schmidt si mise subito al lavoro per cercare la maggioranza in Parlamento che desse il via libera al programma della Nato. Dopo aver dato per scontato l'appoggio del proprio partito e quello di Pri, Psdi e Pli, Cossiga sondo' gli altri partiti. Comincio' il suo giro dal Pci, con il quale pensava di portare avanti quella collaborazione inaugurata dai governi Andreotti di solidarieta' nazionale anche in virtu' dei buoni rapporti che aveva con Ugo Pecchioli. Ma suo cugino Enrico Berlinguer disse che il Pci non accettava gli euromissili. Cossiga venne allora da noi socialisti, che pure ci trovavamo fuori dal governo, e lo avvertimmo che per il Psi sarebbe stata una scelta difficile la quale pero' non ci avrebbe spaventato. Cossiga fu molto contento e infatti nell'aprile 1980 mando' a casa il proprio governo fatto da Dc, Psdi e Pli e compose un tripartito Dc-Psi-Pri che fu definito il governo piu' a sinistra nella storia della prima repubblica".

Lagorio, come ministro della Difesa, si occupo' in prima persona della scelta di Comiso come base missilistica. "Fu una decisione - spiega – presa durante il secondo governo Cossiga che riuscimmo a tenere segreta per un anno e mezzo per renderla pubblica nel momento meno sconvolgente possibile per l'equilibrio politico italiano. Aspettammo l'assestamento del governo, osservammo come si sviluppava l'opposizione di massa e infine facemmo passare le elezioni regionali siciliane. Il momento adatto arrivo' ai primi di agosto del 1981, pochi giorni dopo l'arrivo a Palazzo Chigi di Giovanni Spadolini il quale, vista la segretezza sul tema, ne era completamente all'oscuro. Durante il Consiglio dei ministri del 7 agosto comunicai ai colleghi la scelta di Comiso che venne approvata. Di quella giornata ricordo due episodi: il Tg 1 della sera che aprì con questa notizia corredata da una clamorosa gaffe: fu detto che Comiso si trovava in Sardegna e infatti il servizio ando' in onda con una serie di immagini di nuraghi e campagne con le pecore; il commento della sinistra che ci disse che eravamo stati dissacranti perché avevamo scelto come data l'anniversario del bombardamento di Hiroshima". Ci fu mai un ripensamento della scelta missilistica? "Assolutamente no - risponde Lagorio -. L'unico che aveva qualche dubbio era proprio Bettino Craxi al quale non piaceva essere alla testa di una coalizione di riarmo. Era un uomo del centrosinistra avanzato ma non era un anticomunista. La sua tesi era: io non sono contro il Pci, voglio solamente che il Pci non comandi. Tra il riarmo e l'offerta di negoziato con l'Urss, Craxi avrebbe preferito sempre la seconda strada. Questa politica creo' qualche malumore all'interno dell'amministrazione americana. Ricordo che nel 1983, appena Craxi divenne presidente del Consiglio, il leader sovietico Yuri Andropov fece un'offensiva su di lui pensando che fosse l'anello debole della catena. Ma Craxi rispose in maniera ferma che non avrebbe accettato una superiorità militare sovietica in Europa: toglieremo i missili, dichiaro', solo quando li toglierete anche voi".

Negli anni in cui si svolgeva il dibattito sugli euromissili, in Italia qualcuno avanzo' l'ipotesi di dotare il nostro paese di un proprio armamento nucleare. Lagorio, su questa vicenda, ha pubblicato due anni fa il libro "L'ora di Austerlitz. 1980: la svolta che muto' l'Italia" (Polistampa). "Gli euromissili dettero all'Italia uno status internazionale mai avuto in precedenza – spiega l'ex ministro della Difesa -: diventammo uno stato in prima linea nello scontro Est-Ovest con una responsabilità geostrategica di assoluto rilievo. Questo situazione ci porto' in un'altra dimensione e infatti da li' a poco mandammo truppe nel Mar Rosso e in Libano indipendentemente dall'Onu. In questo quadro, visto che l'Italia non aveva risorse sufficienti per dotarsi di forze militari di primo livello, il capo di Stato maggiore della Difesa ammiraglio Giovanni Torrisi suggeri' di dotare il paese di armi nucleari

perche' costavano poco e potevano funzionare da deterrente. Dissi che la questione poteva essere analizzata, ma nel contempo sottolineai che qualsiasi decisione non sarebbe spettata agli ambiti militari perche' di competenza del mondo politico. Non portai mai questa proposta al Consiglio dei ministri sia perche' di missili nucleari ce ne erano gia' troppi in giro, sia perche' l'Europa aveva gia' rifiutato la bomba ai neutroni posseduta dagli Stati Uniti e sia perche' avevamo firmato il trattato di non proliferazione. Piu' tardi anche il mio sottosegretario Bartolo Ciccardini e Silvestri della Iai si palesarono a favore dell'opzione nucleare, ma nuovamente esposi la mia contrarietà e la cosa termino' li’ “.


18 dicembre 2007

Siam tornati

Dopo un un lungo periodo di assenza sono tornato a scrivere su queste pagine. Spero di ritrovare alcuni amici di post che mi hanno seguito per un certo periodo e di scambiare opinioni con nuovi amici.

Archeopterix




permalink | inviato da archeopterix il 18/12/2007 alle 13:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


9 luglio 2007

Gianni De Michelis fautore dell'unità socialista

Gianni De Michelis si accinge a traghettare il Nuovo Psi nel centrosinistra e a realizzare finalmente l'unità dei socialisti dopo la diaspora di Mani Pulite. La seconda e ultima giornata congressuale del partito ha sancito all'unanimità il percorso indicato ieri dal segretario. Nonostante le defezioni e
l'assenza significativa di Bobo Craxi, l'ex ministro degli Esteri ha potuto registrare una vittoria. La prima tappa della riunificazione del garofano sarà la costituente liberal socialista voluta da Boselli ed aperta anche a componenti esterne ai partiti. Per dedicarsi completamente a questo passaggio, De Michelis ha deciso di staccare la spina dalla gestione del Nuovo Psi. Il congresso, su sua richiesta, ha modificato lo statuto del partito, dedicandogli la nuova carica di presidente. Come segretario lo sostituirà Mauro del Bue, deputato, uomo convintissimo della scommessa della riunificazione. Il tandem ai vertici del Nuovo Psi ha oggi confermato le sue critiche all'Unione senza risparmiare fendenti. In particolare il neosegretario ha attaccato Prodi ed ha mostrato un particolare accanimento polemico nei confronti dei nipoti del "vecchio" Pci. Alludendo a Bettino Craxi ha affermato che tutti i socialisti sono "sempre stati combattuti da vivi e poi rivalutati da morti". Esattamente il contrario della storia dei comunisti italiani, "tutti esaltati da vivi e scomunicati da morti". L'astio politico di Berlinguer ed Occhetto verso il Psi è stato così oggi in parte ripagato, come pure il gelido distacco verso i "compagni socialisti" durante la tragedia di Mani Pulite. Per Del Bue sono questi, in sintesi, i metodi con i quali a sinistra è stata costruita anche l'alleanza di Governo: un "intruglio indigeribile" dal quale anche Walter Veltroni farebbe bene a stare alla larga.
Insomma i socialisti, ex alleati di Berlusconi, si presentano all'uscio della casa dello Sdi con molto orgoglio, sicuri di essere vittime non colpevoli, perfino nel recentissimo passato. Lo ha detto chiaro e tondo De Michelis nelle sue conclusioni finali: "l'unità socialista è oggi possibile perchè Boselli ha cambiato opinione, non noi. Il no al governo Prodi e al Partito Democratico sono stati sempre per il Nuovo Psi  un punto fermo. Ringraziamo tutti il segretario dello Sdi per essere
venuto sulle nostre posizioni". Tra polemiche ed accuse, il congresso ha oggi registrato una
nota quasi umoristica. Marco Pannella, salito sul palco per salutare l'unità socialista, se l'è presa con Daniele Capezzone, accusando i delegati di averlo ieri applaudito troppo
energicamente. Solo dopo si è capito perchè: il congresso del Nuovo Psi è stato seguito in diretta da Radio Radicale, Pannella compreso.


20 giugno 2007

E alla fine trionfò il buonismo: Ok per Veltroni alla guida del PD

L'ultima benedizione è arrivata in serata dal premier Romano Prodi. Ma Walter Veltroni, sebbene sembri ormai convinto a dire di sì almeno ufficialmente non scioglie ancora la riserva sulla sua discesa in campo per assumere la guida del Pd. Una candidatura di cui il sindaco di Roma sente l'onore e l'onere, e per la quale, nei colloqui con i vertici del governo e del partito, avrebbe chiesto tre garanzie: il sostegno unitario dell'Ulivo, la possibilià di continuare a fare il sindaco e l'impegno per dare il via ad una stagione di riforme elettorali e costituzionali. Il pressing sul sindaco di Roma è arrivato oggi ai massimi livelli, come a spazzare via ogni dubbio sul fatto che qualcuno
non vedesse di buon occhio la sua candidatura o puntasse su altri cavalli. Il sostegno "con grandissima convinzione di tutti i Ds" arriva pubblicamente dal segretario Ds Piero Fassino, che in serata è tornato ad incontrare, insieme a Massimo D'Alema, il sindaco di Roma. E il presidente del Senato Franco Marini, indicato come uno dei registi della candidatura, torna a sostenere la necessià di "un segretario forte". Veltroni, a quanto raccontano anche i suoi, sembrerebbe ormai
deciso a correre alle primarie del 14 ottobre e dovrebbe sciogliere la riserva a giorni, forse sabato. Ma ai suoi interlocutori, e anche al presidente del Consiglio, Veltroni avrebbe espresso i dubbi che ha nel fare una scelta così difficile. Il sindaco di Roma, auspicando l'appoggio di tutti e mettendo in chiaro di volere continuare l'impegno per Roma, avrebbe puntualizzato con il Professore che non vuole che la sua candidatura, come poi il suo impegno, entri in rotta di
collisione con il governo perchè, al contrario, l'obiettivo è di rafforzarlo. Nessun rischio di contrasto, avrebbe assicurato Prodi. E' durato un'ora l'incontro tra i due, e l'obiettivo principale di Veltroni era capire la posizione di Prodi sulla sua candidatura alla leadership del Pd. E il premier l'avrebbe sollecitato a scendere in campo, ricordando che già in passato l'aveva indicato come possibile futuro leader. Parole calorose al punto che, uscendo, Veltroni si lascia andare all'unico
commento della giornata: "E' andata benissimo". Mentre il sindaco di Roma era a colloquio con Prodi, per il secondo giorno di seguito e con maggior forza Massimo D'Alema incoraggiava l'amico di una vita "con il quale - ha ricordato il ministro degli Esteri ai cronisti - abbiamo una convivenza
dal 1975". "In una situazione abbastanza complessa - è l'analisi di D'Alema - Veltroni può rappresentare un punto di riferimento forte, rilanciare il rapporto con l'opinione pubblica e dare un segno di novità". Se il sindaco di Roma accetterà, ipotizza il vicepremier, "darà un grosso peso
politico al suo ruolo, altrimenti lo scenario sarà più aperto, con più alternative". E' infatti l'eventuale corsa in solitaria del sindaco di Roma è motivo di analisi e di perplessità nell'Ulivo. I parisiani vedono inficiato lo spirito delle primarie, e in ambienti vicini al ministro della Difesa ricordano che tempo fa Parisi aveva annunciato la sua candidatura se non ci fosse stata una vera corsa tra candidati. "Di Veltroni penso tutto il bene possibile; di un Veltroni candidato unico penso tutto il peggio sia possibile", sentenzia il deputato Dl Antonio La Forgia. In realtà, il desiderio che non sia una corsa solitaria ce l'ha anche Veltroni. Ma se i potenziali candidati alternativi, come Anna Finocchiaro, fermano le proprie aspirazioni davanti ad una candidatura unitaria, altri stanno ancora riflettendo. E' il caso, ad esempio, del sottosegretario Enrico Letta che, a quanto
si apprende, sta valutando il da farsi perchè, a suo avviso, le primarie hanno senso solo se ci sono più opzioni.


17 giugno 2007

Una costituente liberalsocialista per scardinare il bipolarismo

Una costituente liberalsocialista per scardinare il bipolarismo: è il progetto di Gianni De Michelis che sabato scorso a Roma ha riunito le varie "anime" del socialismo italiano. Un altro passo avanti sulla via della ricomposizione della diapora socialista, sottolineato simbolicamente anche dai garofani rossi distribuiti all'ingresso. "Non dobbiamo rifare il vecchio Psi", ha avvertito in apertura Mauro Del Bue. Piuttosto, si tratta di "fondare una forza nuova d'ispirazione socialista, riformista e
liberale" che "non può riconoscersi nel Partito democratico, nè nella Cosa rossa a sinistra del Pd, nè tantomeno nella Federazione dei partiti della liberta' del centrodestra".
"E' una scommessa di futuro", dice Del Bue, " bisogna farla finita con questa sedicente seconda Repubblica che ha peggiorato tutti i problemi della prima, compresi quelli del suo finanziamento, che ha creato un bipolarismo bastardo e che contrasta con il dovere della governabilità". Del Bue mette i paletti: no all'Unione, sì al modello elettorale tedesco, valori fondanti di laicità, equità, libertà e sostenibilità". Nella consapevolezza che "la crisi del governo Prodi appare irreversibile" e che "il crollo di Ds e Margherita è innanzitutto un crollo di credibilità del governo Prodi. "E' inoltre", avverte Del Bue, "un avviso di sfratto nei confronti del futuro Pd, alle prese oltre che con una duplice scissione con un forte ridimensionamento elettorale".
"Da tempo", conclude l'esponente del Nuovo Psi, "auspichiamo che sorga al più presto quell'esecutivo di larghe intese che permetterebbe la nascita di un equilibrio di governo più in sintonia con le esigenze del paese e una più facile collocazione unitaria per tutti i socialisti".
Tocca a De Michelis inquadrare il progetto in una dimensione europea: "nel giro di poco più di due anni", dice, "il panorama politico europeo è profondamente cambiato. Il sistema politico europeo ha nuove regole del gioco che caratterizzeranno la competizione politica", osserva De Michelis e puntualizza: "in tale contesto, a differenza del passato quando la sinistra si caratterizzava battendosi per i diritti e la destra battendosi per i doveri, si è cominciato a capire che per essere convincenti le diverse proposte politiche e programmatiche devono essere in grado di tener conto continuamente di diritti e doveri: ciò non significa l'approdo a un pensiero unico indifferenziato, ma finiranno per emergere due modalità di coniugare diritti e doveri che rappresenteranno il nuovo contesto di riferimento in cui si inscriverà la nuova dialettica tra destra e sinistra".
In Italia, secondo De Michelis, "si comincia a capire che i confini tra i poli iniziano a sbiadirsi e che il prossimo futuro sarà caratterizzato da quel processo di scomposizione e ricomposizione del
quadro politico, inevitabilmente destinato a portare il sistema politico italiano a convergere lungo le linee di cambiamento del sistema politico europeo"'. In questa prospettiva è facile prevedere
che nell'Unione è destinata ad aumentare la divaricazione tra le forze della cosiddetta sinistra alternativa e quelle ancorate a un approccio razionale e riformista", prevede il leader del Nuovo Psi, "e qualcosa di simile dovra' avvenire anche nella Cdl. Tutto ciò mette in tensione tutte le forme di partito attualmente esistenti".

"La proposta socialista", conclude De Michelis, "può risultare vincente rispetto alle altre ipotesi di riorganizzazione del nostro sistema politico per la più evidente corrispondenza con la 'normalità europea", ma anche se saprà caratterizzarsi per una superiore capacità di individuare diagnosi e terapie corrette per misurarsi con i reali problemi della società". "Ecco perchè", conclude De Michelis, "è giunto il momento di partire senza indugi, ma di sapere che la priorità deve essere rappresentata da un messaggio nitido e a colori squillanti che sappia parlare non tanto alla società politica, quanto all'intero paese". Nella affollatissima sala del cinema Capranica, a dare il loro contributo anche Luigi Angeletti, Alessandro Battilocchio, Peppino Caldarola, Lanfranco Turci, Rita Bernardini. Oltre, ovviamente, a Enrico Boselli.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. socialisti Psi Craxi De Michelis Boselli

permalink | inviato da archeopterix il 17/6/2007 alle 23:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


29 maggio 2007

Successo editoriale per Blog

Con Roma sono 27 le province italiane in cui viene distribuita "Blog", la prima
rivista open source nata a Bologna e diventata in meno di due anni un vero caso editoriale con 25 redazioni locali, 300 studenti-giornalisti coinvolti, ed un totale di 500 mila copie distribuite sul territorio
nazionale. Nessuna rivista fino ad oggi, era riuscita a colmare quel vuoto comunicativo esistente tra il mondo delle giovani generazioni e quello degli adulti, siano essi istituzioni (come la scuola o gli enti
locali) o genitori. E si scopre così, attraverso le numerose interviste realizzate dai ragazzi che l'unico politico da cui si sentono rappresentati è col 16%, un personaggio dello showbiz,
inoltre che sono davvero in pochi quelli a conoscenza delle politiche giovanili in atto, delle opportunità e delle iniziative a cui potrebbero avere accesso.

Ecco allora che una rivista open source, cioè realizzata col contributo di quasi 3 mila collaboratori-studenti, che vota democraticamente su un forum on-line gli argomenti da affrontare nei numeri successivi, per la prima volta dà voce ai ragazzi delle province più diverse d'Italia, da Roma a Brindisi, dal San Carlo di Milano al più piccolo istituto tecnico, come un potente megafono in mano a chi non ha avuto mai voce. Con i 15 numeri pubblicati fino ad
oggi "Blog" ha avuto una crescita esponenziale. Dopo Bologna, nell'ottobre 2006 sono arrivate le edizioni di Vicenza, Parma e Firenze. Adesso il primo numero nazionale, quello di maggio 2007, che copre 27 città, mentre almeno altrettante sono in attesa di avere anche loro una propria edizione locale.

Inoltre "Blog" rispetta l'ambiente perchè stampato a colori su carta riciclata ecologica e ha una grafica moderna e non convenzionale. Il formato è quello di un quaderno di scuola. La prima
parte del giornale è dedicata ai contenuti di attualità, nella seconda invece prevalgono il puro svago e "l'ignoranza". Le edizioni
locali si suddividono tra le province di: Agrigento, Alessandria, Asti, Avellino, Benevento, Bologna, Brindisi, Cagliari, Chieti, Como, Cuneo, Firenze, Foggia, Genova, L'Aquila, Macerata, Matera, Milano, Napoli, Parma, Pesaro Urbino, Pescara, Pistoia, Roma, Vicenza. Mentre l'edizione nazionale raggiunge le province di Mantova e Verona.




permalink | inviato da il 29/5/2007 alle 21:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


21 maggio 2007

Leader donne, gli italiani vogliono Michela Brambilla e Anna Finocchiaro

Michela Brambilla e Anna Finocchiaro sono le due donne che gli italiani vedrebbero meglio come leader, rispettivamente del centrodestra e del centrosinistra. E' il
risultato di un sondaggio di Quotidiano.net, diretto da Xavier Jacobelli, edizione online dei giornali del Gruppo Poligrafici Editoriale (Qn, Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno), su un campione di circa 5 mila navigatori.

La Brambilla stravince nel Polo: 77,4% dei consensi(Letizia Moratti 10,71%, Daniela Santanchè 5,54%, Alessandra Mussolini 3,38%,
Mara Carfagna 2,97%). Ottimo anche il gradimento riscosso da Anna Finocchiaro (53,26%) fra il popolo dell'Ulivo che ha partecipato al sondaggio di Quotidiano.net: per Emma Bonino ha votato il 18,39%; per Rosy Bindi il 10,92%; per Barbara Pollastrini l'8,62%; per Livia Turco l'8,81 %.




permalink | inviato da il 21/5/2007 alle 23:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


17 maggio 2007

Max Gallo: Siamo alla fine di un ciclo politico

"Siamo alla fine di un ciclo politico, e di un ciclo ideologico. Per motivi generazionali i ragazzi che hanno fatto il Sessantotto hanno ormai 60 anni, un'altra generazione comincia, un altro ambiente culturale, ma allo stesso tempo il Sessantotto e' ancora presente, ed e' diventato una sorta di conformismo. E' contro questo conformismo intellettuale, che vale per tutti gli orientamenti, che Sarkozy ha voluto esprimersi". Lo dichiara in un'intervista al quotidiano "Il Messaggero" lo storico Max Gallo, di ritorno dalla cerimonia di investitura del neo-presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy.

Secondo Gallo, "la politica di Chirac, come quella in un certo modo dei dirigenti socialisti o della Sinistra, e' la seguente: non guardiamo il mondo com'e' nella realta' perche' ci fa soffrire. Ecco il conformismo intellettuale a cui pensa Sarkozy. Secondo me, e lo sostengo da anni, il primo uomo politico che avesse detto 'bisogna farla finita con le ipocrisie e le menzogne' avrebbe incontrato l'adesione popolare". Lo storico ha poi aggiunto che "l'elezione di Sarkozy e' rivelatrice dei mutamenti che si sono prodotti".




permalink | inviato da il 17/5/2007 alle 14:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


17 aprile 2007

Redditi: vip politici tra proprieta' e nulla da dichiarare

C'e' chi denuncia una sfilza di proprietà immobiliari e terriere e chi non ha nulla da dichiarare, chi colleziona auto da corsa e chi ha solo l'auto di servizio con autista o si accontenta di possedere una vecchia Cinquecento. Le disparita' nelle condizioni economiche e finanziarie degli italiani si riflettono come uno specchio anche in Parlamento. Dalla lettura delle dichiarazioni fiscali del 2006 relative ai redditi dell'anno precedente emergono 'ricchi' e 'poveri', miliardari e nullatenenti: casi estremi che delimitano comunque una media piu' che... onorevole, specie per i vip della nostra politica. I riflettori puntati sull'italiano piu' ricco, non solo fra quelli che siedono in Parlamento, ovvero su Silvio Berlusconi, fanno risaltare, oltre al reddito imponibile pari a oltre 28 milioni di euro: 5 appartamenti a Milano di cui due uso abitazione, due box, piu' due comproprietà al 50% e al 7%; una Mercedes 600, una Bmw 750 e una Audi A6; tre imbarcazioni: 'San Maurizio', 'Magnum 70' e 'Principessa Vai Via' (sic!); e ancora azioni in diverse società: Fininvest (4.294.342), Dolcedrago (5.174.000), Holding Italia (2.548.000 nella prima, 2.199.600 nella seconda, 1.193.000 nella terza, 1.144.000 nell'ottava, 458.640 nella ventiduesima) nonché della Banca Popolare di Sviluppo e nella Popolare di Sondrio oltre a depositi di gestione patrimoniale in Popolare di Sondrio, Banca Agricola Mantovana e Arner Italia; e per finire, le presidenze della fondazione 'Luigi Berlusconi' e della società di calcio Milan.

Molto piu' scarno l'elenco relativo al suo successore a palazzo Chigi, anche se nel 2005 non era ancora presidente del Consiglio. A Romano Prodi sono intestate 9 comproprietà: 4 fabbricati a Bologna, 1 a Reggio Emilia, 3 a Carpineti nella provincia reggiana, dove possiede anche un terreno. Inoltre, il premier ha 4.239 azioni della società bolognese Edifin; e nel garage tiene due Fiat: una Croma e una Multipla.

Il derby dei vicepremier se lo aggiudica Massimo D'Alema contro Francesco Rutelli. Il presidente dei Ds e ministro degli Esteri denuncia due appartamenti a Roma in comproprietà con la moglie Linda Giuva; due auto: una Lancia Y e una Audi A3; e la celebrata imbarcazione Stars 60 tipologia sloop. Il presidente della Margherita e ministro per i Beni culturali si limita al 50% della società Gaudiano Immobiliare. Sempre in casa della Quercia, il segretario Piero Fassino inserisce nella sua denuncia dei redditi 2005 due appartamenti in comproprietà: uno a Torino e uno a Roma con la moglie Anna Maria Serafini, con la quale divide anche un fabbricato a Scanzano, in provincia di Grosseto; infine, due terreni di proprietà in provincia di Torino, nelle località di Reano e Buttigliera.

Il ministro dell'Interno Giuliano Amato denuncia un fabbricato in comproprietà con la moglie Diana Vincenzi a Orbetello, in provincia di Grosseto; la consorte ha anche intestato un appartamento a Roma e una Fiat Panda. Piu' lungo l'elenco relativo al leader dell'Italia dei valori Antonio Di Pietro: 4 fabbricati a Roma, Bergamo, Montenero di Bisaccia (Campobasso) e Curno (Bergamo), uno al 50% a Bruxelles, altri due al 9% e al 7% a Roma, oltre a un terreno nella natia Montenero; inoltre, il 100% della società AnToCri, il 50% della bulgara Suco-Varna e azioni dell'Enel.

Un appartamento a Roma, la comproprietà con la moglie di un fabbricato in Liguria, a Dolceacqua in provincia di Imperia e una Fiat Cinquecento sono i possedimenti dichiarati per i redditi 2005 dal presidente della Camera e leader storico di Rifondazione comunista Fausto Bertinotti.

Praticamente nulla da dichiarare da parte del presidente di Alleanza nazionale Gianfranco Fini: nella sua denuncia fiscale dello scorso anno, oltre al reddito imponibile, figurano soltanto un fabbricato ad Anzio, in provincia di Roma, intestato alla moglie Daniela Di Sotto; il 90% della società a responsabilità limitata DaVir sempre della consorte; e il 10% della stessa srl della figlia Giuliana. Piu' sostanzioso l'elenco che risulta dalla dichiarazione dei redditi del leader dell'Udc Pierferdinando Casini: 5 fabbricati a Bologna, ma ciascuno soltanto per 1/6 della proprietà; un altro sempre nel capoluogo emiliano per la quota di 1/12; 2 appartamenti a Roma; infine: azioni del San Paolo-Imi, di UniCredito e della Banca Alto Reno.
L'inquilina piu' povera della Camera e' la deputata di Forza Italia Paola Pelino, famosa per la fabbrica di confetti abruzzesi che porta il suo nome. Nella sua dichiarazione dei redditi del 2005, si legge, che ha dichiarato al Fisco poco piu' di seimila euro. A fronte di un'imposta netta di 1.501 euro. In piu' risulta anche che abbia un credito d'imposta di quasi 2.000 euro. Tra le piu' ricche risulta invece Daniela Garnero Santanche' (An) che dichiara al fisco circa 270.000 euro. Seguita a ruota da Gabriella Carlucci (FI) con 254 mila euro. Sempre di Forza Italia le altre due parlamentari piu' facoltose: l'ex ministro per le Pari Opportunita' Stefania Prestigiacomo con quasi 200mila euro e l'ex sottosegretario alla Giustizia Jole Santelli che ne denuncia quasi 188mila. Si 'difende' anche la loro collega di An e avvocato penalista Giulia Buongiorno che ha un reddito imponibile di circa 173mila euro. Decisamente piu' in basso nella classifica delle deputate piu' ricche ci sono la Verde Grazia Francescato, con 76.483 euro di reddito imponibile, e due deputate azzurre: Manuela Di Centa, con poco piu' di 48mila euro, ed Elisabetta Gardini (FI) con 68.336. Per non parlare dell'attuale vicepresidente della Camera Giorgia Meloni che nel 2005 ha denunciato all'erario 21.743 euro. Si attestano tra i 130-140mila euro Tana De Zulueta che dichiara circa 147mila euro e Mara Carfagna (FI) con 131.256 euro. Mentre seguono praticamente 'a pari merito' il ministro per lo Sport Giovanna Melandri con 134mila euro, quello per la Famiglia Rosy Bindi con 131.639 e quello per le Pari Opportunita' Barbara Pollastrini con 131.528.




permalink | inviato da il 17/4/2007 alle 15:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


16 aprile 2007

Socialisti: dalla diaspora alla costituente

Con una rielezione plebiscitaria alla segreteria del partito, il quinto congresso dello Sdi sancisce un successo prima di tutto personale e poi politico di Enrico Boselli. Come gli ha profetizzato ieri dal palco del Palaterme un “grande vecchio” del socialismo craxiano come Rino Formica, Boselli “rischia” di passare alla storia come colui che ha compiuto due missioni considerate remote e velleitarie fino a venerdì scorso. La prima, ormai a portata di mano, e' la ricomposizione dei piccoli frammenti che sono riusciti solo in parte in questi anni a ereditare il consenso elettorale del Psi, con la formidabile concorrenza di Berlusconi. Bobo Craxi e Gianni De Michelis, che ancora la sera prima di dichiarare pubblicamente la sua adesione personale alla costituente socialista chiedeva l'uscita dal governo Prodi come precondizione per trattare, hanno riconosciuto a Boselli una virtù fondamentale in politica: la tigna. Certo, la costruzione del partito democratico gli ha dato, per usare un termine televisivo, un “aiutone”, il quadro politico gli e' venuto incontro e il merito e' di averlo trovato li', con la Rosa nel pugno, nonostante le diffidenze dei Radicali. L'argomento decisivo per convincere vecchi e nuovi compagni e' stata la possibilità concreta di organizzare per la prima volta dalle vicende traumatiche dei primi anni '90 una forza identitaria di ispirazione socialista e riformista con uno spazio elettorale potenziale che va ben oltre il 2%.
La seconda sfida, infatti, lanciata da Boselli in queste settimane, la costituente socialista, esce dal Palaterme di Fiuggi con diversi punti in piu' sul totalizzatore dei concorrenti in corsa per pescare nel serbatoio elettorale della sinistra Ds. Gli interventi di Gavino Angius, di Fabio Mussi, di Valdo Spini, le adesioni emozionate di Peppino Caldarola e Lanfranco Turci non lasciano dubbi che il cantiere in cui lavorare anche per tentare l'aggancio con le componenti piu' radicali della sinistra e' quello impiantato a Fiuggi dal segretario dello Sdi. In tempi di scioglimenti e di nuovi cantieri per i partiti del centrosinistra nato dal maggioritario, anche questo dello Sdi e' l'ultima assise congressuale che si conclude con una rievocazione del passato che in qualche modo ha il sapore di un analogo tentativo di Pier Ferdinando Casini nel centrodestra. Li' si rievocano i fatti della Dc, qui si riparte dalla ricomposizione di quello che fu il Psi. Ma fermarsi a questo, nella lettura di quanto accaduto in questi giorni a Fiuggi sarebbe riduttivo. La voglia di stringere e concretizzare in tempi brevi tavoli di confronto che diano gambe alla nuova iniziativa lo si e' vista in modo palpabile quando i componenti del parterre del congresso si sono promossi subito da “ospiti” a “partecipanti”, trasformando l'appuntamento congressuale da ultimo dello Sdi al primo della “costituente”, che secondo Boselli dovrebbe concludersi in autunno, in concorrenza anche temporale con la costituzione del Partito democratico.
Lo sbocco futuro di una collocazione autonoma della nuova formazione politica non e' tuttavia altrettanto scontato, nonostante gli attacchi al Partito Democratico che sono stati posti nel suo Dna lascerebbero pensare. L'apertura di ieri di Romano Prodi all'aggregazione socialista - subito rintuzzata da Boselli nella replica di oggi - e il percorso gia' sperimentato nell'Ulivo dell'alleanza con i cattolici della Margherita, oggi principali destinatari degli strali dei socialisti, potrebbero riavvicinare i due ''cantieri', come li ha chiamati anche il presidente del Consiglio. In questa prospettiva, passata la tornata dei congressi e dopo i primi test elettorali, Boselli e i socialisti potrebbero chiedere di sedere al tavolo delle trattative con il Pd con un peso ben piu' consistente che ne potrebbe cambiare l'assetto.




permalink | inviato da il 16/4/2007 alle 11:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


13 aprile 2007

Sdi, a Fiuggi si apre il congresso per superare la diaspora socialista

A Fiuggi, da oggi a domenica, si tiene il congresso straordinario dello Sdi che nelle intenzioni di Enrico Boselli dovrebbe segnare il punto di partenza per la ricomposizione della diaspora
socialista a 13 anni dallo scioglimento del Psi, a partire dal rilancio del dialogo con il Nuovo Psi di Gianni De Michelis e con i socialisti di Bobo Craxi per avviare, come ha detto lo stesso segretario dello Sdi, "un processo aperto a tutte quelle componenti progressiste, dai liberali riformatori agli ambientalisti riformisti, che non si ritrovano nel Partito democratico così come Fassino e Rutelli lo stanno costruendo". "Noi abbiamo sempre condiviso - afferma Boselli nella sua mozione, l'unica del congresso - l'idea di costruire una grande forza riformista. Quindi, a partire da un forte riferimento socialista che innanzitutto faccia ritrovare l'unità dello Sdi con il Nuovo Psi di Gianni De Michelis e con i socialisti di Bobo Craxi, bisogna aprire un processo aperto a tutte quelle componenti progressiste, dai liberali riformatori agli ambientalisti riformisti, che non si ritrovano nel Partito democratico così come Fassino e Rutelli lo stanno costruendo".
Nella mozione il leader dello Sdi ribadisce il no al Partito democratico e il sì ad una Costituente socialista. Quindi no al Partito democratico e sì a una Costituente socialista. "Nonostante siano esistite correnti liberali e
socialiste di grande vivacità culturale - afferma Boselli -, il nostro Paese è stato, e per troppo tempo, dominato da un cattolicesimo integralista,
pervasivo della nostra cultura e della nostra politica, come di un comunismo che si presentava con una forza ideologica totalizzante tale da sfidare quella della Chiesa".
"La dura replica della storia è che oggi la sinistra riformista si riduce ai Ds, che hanno qualche punto in percentuale in più del Psi di
Craxi, e allo Sdi, che ha un po' meno del peso elettorale del Psdi. È stata questa situazione della sinistra riformista, che da sola non è in grado di offrire un'alternativa di governo, a portare, in funzione antiberlusconiana, ad un'alleanza assai larga ed eterogenea, che va all'estrema sinistra comunista agli eredi della sinistra democristiana, capace di vincere ma non di
governare". Boselli spiega quindi il suo no all'adesione al Partito democratico: "Un accordo politico tra un partito cattolico, com'è la
Margherita, e un partito postcomunista, come sono i Ds: è un compromesso storico bonsai", "è un regresso nel passato. E' questo il principale motivo per cui lo Sdi, pur invitato a parteciparvi, non aderisce alla nuova formazione".

"Lo Sdi - prosegue Boselli - non ha mai posto come pregiudiziale l'adesione del nuovo partito democratico al Pse, nella convinzione che non ci sarebbe potuto essere altro riferimento se non la socialdemocrazia, la più importante forza politica riformista in Europa". "Da parte nostra - si legge ancora nella mozione di Boselli - non c'è alcuna volontà di fomentare scissioni nella sinistra italiana. Casomai siamo stati ripetutamente oggetto di iniziative di questo tipo, messe in atto allo scopo di dividere il movimento socialista. Il confronto che vogliamo promuovere non parte solo dall'esigenza di colmare un vuoto che si aprirebbe se i Ds
confluissero con la Margherita in un partito che non aderisse al Pse, ma anche dalla necessità di svolgere un ruolo indispensabile di critica e di stimolo per un rinnovamento effettivo della sinistra italiana".
"Con la corrente di Fabio Mussi - prosegue - vi sono divergenze politiche che non nascondiamo. Vi sono, però, convergenze significative nella difesa dei principi di laicità, nell'ampliamento dei diritti civili, a cominciare dal riconoscimento delle
unioni di fatto, e soprattutto dal comune riferimento alla socialdemocrazia europea. Del resto appare paradossale che proprio chi ci critica per
l'apertura di questo nostro confronto considera essenziale però che la corrente di Mussi faccia parte del nuovo Partito democratico". Boselli sottolinea in merito all'esperienza della Rosa nel Pugno che "vive ancora come
alleanza elettorale e come azione comune nel Parlamento e nel governo". Tra le priorità programmatiche indicate la scuola e la ricerca ma anche una politica per gli alloggi, soprattutto per le nuove famiglie e lo sviluppo del
Mezzogiorno. Con una attenzione speciale al tema della sicurezza: "Senza
sicurezza non si potrà mai creare un ambiente favorevole allo sviluppo economico". "Il contrasto delle organizzazioni mafiose e del risorgente terrorismo - aggiunge Boselli - va accompagnato da una severa politica contro la microcriminalità".

Boselli, nella sua mozione, sollecita anche una riforma della giustizia (separazione delle carriere tra giudice terzo e pubblica accusa; introduzione della figura di un manager che gestisca gli aspetti logistici della macchina giudiziaria; riduzione al minimo degli incarichi extra giudiziari e ampliamento dell'utilizzo dei giudici di pace, soprattutto per i piccoli processi riguardanti la giustizia civile). Non manca un passaggio dedicato al conflitto di interesse di Berlusconi: "In Italia esiste una concentrazione mediatica, economica, finanziaria e politica impersonata da Berlusconi". Il tutto è accompagnato da Boselli ad una analisi della condizione storica italiana: "Dopo il collasso del vecchio sistema
politico, si è diffusa una sfiducia profonda verso i partiti, che non ha equivalenti negli altri paesi dell'Europa occidentale", "di fronte alle grandi trasformazioni in atto, l'Italia appare un paese nel quale non vi è lo slancio necessario per affrontare le nuove sfide. È in ritardo la politica, così distante dall'Europa occidentale, di cui l'Italia ha sempre fatto parte. È in affanno l'economia, che troppo lentamente si allontana da una produzione basata su settori tradizionali". Il leader dello Sdi sottolinea in senso critico anche il ruolo esercitato dalla Chiesa che, "come potere temporale, a
differenza degli altri paesi europei, come la Francia o la Germania, grava ancora sul destino del nostro Paese. La stessa questione, posta da socialisti e radicali, di una abolizione del Concordato, che è stata interpretata strumentalmente come un attacco alla Chiesa cattolica, nasce dalla constatazione che in una democrazia liberale, come è la nostra, dove non può
esistere una religione di Stato, la libertà di culto è già assicurata da una più generale libertà di espressione".




permalink | inviato da il 13/4/2007 alle 14:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


20 marzo 2007

Vallettopoli, Sircana non lascia

Silvio Sircana non intende lasciare l'incarico di portavoce unico del governo, fa sapere palazzo Chigi nel tardo pomeriggio, dopo una ridda di voci sulle sue imminenti dimissioni per la vicenda delle foto nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Potenza sul caso Vallettopoli. Il braccio destro di Romano Prodi non ci sta e per mettere fine alle polemiche di questi giorni e chiarire quanto e' successo, ha deciso di scrivere una lettera che sara' pubblicata domani su 'La Stampa'. Il portavoce del premier
rompera' il silenzio di questi giorni e chiarira' la sua posizione. Cosi' avra' la possibilita' di intervenire anche nel dibattito sulla liberta' di informazione aperto proprio dalla vicenda che lo ha visto coinvolto. Sircana, fanno sapere ambienti della presidenza del Consiglio, chiede nella missiva che vengano pubblicate al piu' presto le foto che lo riguardano.

In particolare, Sircana prende le distanze sia nel merito che nella tempistica dalla decisione del Garante della privacy, Francesco Pizzetti, di impedire la pubblicazione gli scatti. ''La liberta' di
informazione e' sacra -si leggera' nel suo intervento- e le regole se le devono dare coloro che fanno informazione''. Sircana ha informato Prodi della sua iniziativa e ha scelto 'La Stampa', che nei giorni scorsi ha aperto in modo piu' serio e convinto il dibattito sulla liberta' di'informazione.

La lettera e' stata terminata nel pomeriggio a casa e il contenuto e' stato condiviso con il presidente del Consiglio prima di mandarla a Torino.




permalink | inviato da il 20/3/2007 alle 21:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


9 marzo 2007

Onorevoli in passerella per solidarieta'

Piglio da professionisti, imbarazzo mascherato o inesistente, lanci di mimose e di baci verso il
pubblico femminile dove siedono molte colleghe: Erminia Massoni (Udc), Grazia Francescato (Verdi), Paola Balducci (Verdi), Cinzia Dato (Margherita), Sandra Cioffi (Udeur), Franca Chiaromonte (Ulivo). Sono usciti in pedana cosi' i primi parlamentari-indossatori che ieri sera si sono spiritosamente prestati a sfilare con abiti di tre grandi sartorie maschili come Litrico, Soprani, Osvaldo Testa, a Roma, al Teatro Capranica-Montecitorio per sostenere il progetto telefono rosa e Aidos nel defile'-spettacolo intitolato ''All beautiful woman''.

La serata presentata da Roberta Capua e Jonis Bashir, e organizzata da ''Honouring the women'', e' stata introdotta da sei capi di sartoria femminile che rappresentavano tutti i continenti del mondo. L'Italia era un abito tricolore con cuori rossi tinti su sfondo bianco e sciarpa verde indossato
dall'attrice Francesca Ceci. Il defile' e' stato aperto da Pietro Folena (Prc), in abito rigato di Osvaldo Testa, applaudito soprattutto quando ha ricordato la profezia di Cossiga che gli aveva consigliato di fare il modello. A seguire Paolo Cento (Verdi), sottosegretario all'Economia, in abito scuro; Giorgio Iannone (Fi), che ha lanciato mimose sul pubblico; Mauro Libe' (Udc), che ha sbottonato la giacca grigia abbinata alla camicia viola, con piglio di professionista; Antonio Palmieri (Fi), che ha mandato baci verso il pubblico; Pippo Gianni (Udc), che ha tolto la giacca rimanendo in camicia rosa; Gaetano Pecorella (Fi), che ha chiuso il primo quadro.

Hanno sfilato anche Sabatino Aracu (FI) e Tommaso Pellegrino (Verdi), mentre non erano presenti Daniele Capezzone (Rosa nel Pugno) e Ignazio La Russa (An), che inizialmente avevano dato la propria adesione.

Nel mezzo della sfilata dei parlamentari Maria Rosaria Omaggio, ambasciatrice Unicef, ha letto alcuni dati  raccolti di recente dall'Unicef sulla situazione nel mondo delle donne e dei bambini.

''In 89 paesi - ha detto la Omaggio - esiste una legislazione sulle violenze familiari. Nel mondo sono 115 milioni i bambini che non frequentano le scuole d'obbligo. Tre milioni di bambine
subiscono mutilazioni dei genitali. 130 milioni di donne subiscono le stesse mutilazioni nel mondo nell'arco di un anno.  Una donna su 16 muore in Africa per i rischi legati alla gravidanza, mentre nei paesi industrializzati ne muore una su 4mila''.




permalink | inviato da il 9/3/2007 alle 13:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


23 febbraio 2007

Crisi in mano a Napolitano, Prodi alla prova dei numeri

Secondo giorno di crisi e ultimo di consultazioni per il capo dello Stato Giorgio Napolitano, che al Quirinale vede oggi salire maggioranza e opposizione e tre ex presidenti della Repubblica - Cossiga, Scalfaro e Ciampi - determinanti, con gli altri senatori a vita, nel nuovo assetto
numerico che in queste ore l'Unione sta cercando di costruire
per sostenere Romano Prodi. Il premier dimissionario, prova intanto a blindare la sua maggioranza con il patto vincolante in dodici punti che nella
notte ottiene l'appoggio incondizionato del centrosinistra. Lo sottoscrivono Rutelli e Fassino (che vedono nell'accordo le condizioni politiche per un rilancio del governo) e la sinistra radicale (con Franco Giordano che se ne fa addirittura tutore, pur avvertendo che i Dico restano, mentre mette fuori dal
partito Franco Turigliatto per il suo inaccettabile comportamento politico). Prodi e' ancora una volta alla prova dei numeri. Per questo l'Unione cerca di irrobustire la maggioranza con nuovi voti: si parla di Marco Follini, Luigi Pallaro e Francesco Cossiga (che
condiziona il suo assenso all'uscita di D'Alema dalla Farnesina
e comunque preannuncia malizioso un no sull'Afghanistan). Prodi
punta ad arrivare ad un sostegno di 162 voti, la maggioranza assoluta dell'assemblea. La speranza della maggioranza e' che
Giorgio Napolitano, messo di fronte ad un tale assetto numerico,
opti per il rinvio alle Camere del governo. Proprio quello che l'opposizione vuole a tutti i costi scongiurare. Per questo Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini - dopo l'irrigidimento del leader di An per l'improvviso scarto
del Cavaliere sulle elezioni anticipate, con successivo chiarimento mattutino e smentita di Berlusconi - vanno a dire la stessa cosa al Quirinale: "No ad un Prodi-bis" e ad ogni ipotesi di riedizione di un esecutivo che "ha fatto gia' abbastanza danni" e non avrebbe comunque i numeri. Cio' detto, l'opposizione si rimette a Giorgio Napolitano e al galateo istituzionale. "Tocca al capo dello Stato decidere - spiega Fini al termine dell'incontro con Napolitano - in base
alle notizie acquisite attraverso una corretta consultazione con tutte le forze politiche". Tocca a Napolitano "accertare se al Senato esiste una maggioranza che politicamente vale, perche' impegnata a rispettare un programma e numericamente
autosufficiente". E Fini, convinto di suo che non esista, reclama che nel computo non rientrino i senatori a vita. L'Udc si pronuncia intanto per "un governo di responsabilita' nazionale", con incarico conferito ad una "alta
personalita'". La Cdl e' convinta che Napolitano non si fidera' del nuovo
precario equilibrio su cui la maggioranza intende poggiare il suo cammino. Ed e' sicura che - tolto il "tappo" di un Prodi - fotocopia -la situazione possa evolversi nei modi piu' diversi. Non escluso il voto anticipato o soprattutto un governo di larghe intese con un programma chiaro e definito, per arrivare in pochi mesi ad una nuova legge elettorale. Che pero' - hanno spiegato ieri in colloqui con Vannino Chiti diversi esponenti dell'opposizione - non potrebbe prescindere dal
rispetto delle identita' dei partiti e dal consenso di Lega Nord
e Udc. Un tatarellum per esempio, non sarebbe una cattiva base di partenza.




permalink | inviato da il 23/2/2007 alle 13:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


19 febbraio 2007

Dimenticato sull'autostrada

Ieri e' successa una cosa bussa per non dire surreale. Ogni tanto, su giornaletti di basso profilo, si leggono storie di persone che per semplici dimenticanze vengono dimenticate in autostrada. A me e al mio amico Max e' successo ieri. Per fortuna che l'abbiamo presa a ridere, altrimenti non so come sarebbe andata a finire.

Tornavamo da quel di Novellara (Reggio Emilia) dove avevamo assistito alla trionfale giornale del XV Tributo ad Augusto, con i Nomadi, Samuele Bersani e Giorgio Panariello. Alle 21,30, poco dopo aver preso il casello di Reggio Emilia, ci fermiamo tutti per una sosta all'autogrill. Eravamo una ventina di persone, su un pullman che ne puo' contenere circa il doppio. Insomma ognuno va per conto suo, non viene dato un orario per la partenza, in ogni caso cerchiamo di fare tutto entro i 30 minuti. E che succede? Per un minuto di ritardo vediamo il pullman allontanarsi da lontano. Immediata la telefonata di uno degli amici sul pullman. Ci chiedono di trovare qualcuno che ci possa portare all'autogrill successivo. Ma neanche a pagarlo un'autista. Li facciamo tornare indietro. Nel giro di mezzora arrivano e ci prelevano.

Sull'autobus un'odiosa persona inizia ad ironizzare sulla vicenda, legata anche alla sua incuranza. La sorte ha voluto che, a destinazione finale, lei dimenticasse le valigie sull'autobus. Ride bene chi ride per ultimo....




permalink | inviato da il 19/2/2007 alle 14:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
sfoglia     gennaio       
 
 




blog letto 242178 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Musica
Cinema
Televisione
Politica

VAI A VEDERE

La mia web page su Infocity
Devis Di Cioccio
Musicalnews.com
Fanzine.net
Tatoo On Line (informazione e comunicazione)
Il Barbiere della Sera
Il Riformista
Musity
Scienze della Comunicazione.com
Media-Trek di Ernesto Assante
Morgan
Samuele Bersani
Nomadi
Il Blog di Stefania Schintu
Il Blog di Monica Silva
Antonello Cresti
Nihil Project
Il Blog di Domenico Ventresca
Miele 98
Jam - Viaggio nella musica
Il Blog di Gino Castaldo
Francesca Bellino: il sito ufficiale della giornalista più bella d'Italia
Mare e Cioccolata
Bass Building
Il blog di Ovidiana
Pierluigi De Luca
Monica Silva: Blog Fotografico
Le mani sul cuore
Ovidiana
Anelli di fumo - Sciltian Gastaldi
Pro Loco Sulmona
Pacifico
Buon Vento, il sito di Valentina
Premio Augusto Daolio
Lettera 22
Tacabanda
Samuele Bersani fan club
Umberto Palazzo
Write Up
Scurvy Brothers
L'opinione di Arturo Diaconale
Esprimersi
Ottaviano Del Turco
S.D.I. Unità Socialista
Lila - Lega Italiana per la Lotta all'AIDS
Valetta
Ambrosia
Diana Letizia
Robinia on line
Scrittori si muore
LifeGate
Aldo Torchiaro
Emanuela Schintu
Antonio Rizzo, Financial Promoter
Silvio Mancinelli
Christian Diemoz Blog Rolling Stones
Silviotta
Diogene
Yesterday's Papers
La rosa nel pugno
Massimiliano Bianchi
Terra del Mattino
Sulmonaonline
Vitachiara
BigBabol, le super eroine dalla testa colorata
Gianluca Attanasio
Aurora86
Valentina Milano
Il Blog di Vale
Paolo Ansali
Sgangh
Francesco D'Amato
Maristella
Springly Violet
Ambrosia su MySpace


Cosa faccio: Il giornalista. Scrivo in particolare di musica.

Sto leggendo (narrativa): Rossana Rossanda - La ragazza del secolo scorso (Einaudi)

Sto leggendo (politica): Massimo Pini - Bettino Craxi - Una vita, un'era politica (Mondadori)

Sto leggendo (politica): Luca Telese - Cuori Neri (Sperling & Kupfer)

Sto leggendo (musica): Donato Zoppo - Premiata Forneria Marconi: 35 anni di rock immaginifico (Editori Riuniti)

Sto ascoltando: Gianni Togni - Le più belle canzoni (Warner). Paul Weller - Days Of Speed (Independente / SonyBmg). Billy Joel - Songs In The Attic (Sony Bmg).

Ho visto e rivisto recentemente: DVD: Acqua e Sapone di Carlo Verdone. Vacanze di Natale di Carlo Vanzina. Cinema: 4 - 4 - 2 Il gioco piu' bello del mondo (autori vari). Il regista di matrimoni di Marco Bellocchio. Le particelle elementari

Artisti preferiti: Franco Battiato, Mark Knopfler / Dire Straits, Nomadi, Samuele Bersani, Ennio Morricone, The Waterboys, The Cure, Bruce Springsteen, Ludovico Einaudi, Michael Myman....

Registi preferiti: Ken Loach, Nanni Moretti, Peter Greenaway, George Lucas, Steven Spielberg, Davide Ferrario, Pietro Germi...